La Stop Motion e Ray Harryhausen negli effetti speciali del cinema

By on 7-20-2010 in Storia

La Stop Motion e Ray Harryhausen negli effetti speciali del cinema

Con “Stop-Motion” (letteralmente: movimento fermo) si intendono tutte quelle tecniche che portano una serie di immagini fisse ad apparire in movimento. Detto così potrebbe sembrare che lo stesso cinema sia stop-motion perchè le immagini ferme dei fotogrammi vengono apparentemente messe in moto. In realtà la grande differenza è che nella ripresa di un evento il movimento c’è mentre in una animazione questo è simulato.

Ci concentreremo sulla stop-motion intesa come la tecnica di “animazione dimensionale” che permette di dare vita a modellini di uomini ed animali, ed in particolare della “Dynamation” e cioè il nome dato da Ray Harryhausen ad una particolare variante della stop-motion. Ray Harryhausen è in assoluto il più famoso, ed ormai leggendario, creatore di effetti speciali del cinema, specializzato appunto nelle riprese stop-motion.

Iniziò la sua carriera lavorando come assistente di Willis O’Brian durante le riprese degli effetti stop-motion di Mighty Joe Young (“Il re della foresta”, 1949, del quale esiste un remake in tecnologia digitale prodotto dalla Disney) e l’intera scena finale con un gorilla immenso che salva la padrona da una casa in fiamme è opera sua.

Da allora e fino ai primi anni ottanta quando si è ritirato, ha realizzato molti film ed è stato il primo tecnico degli effetti speciali ad avere un credit nei titoli di testa del film di dimensioni grandi quanto quelle del regista o del produttore. In parte questo è dovuto al fatto che Harryhausen è stato anche il primo ad intuire che gli effetti speciali potevano vendere un film quanto e forse più di attori e registi.

Sarebbe difficile citare tutti i suoi film e tutti gli effetti degni di nota, per cui ci limiteremo a ricordare il suo capolavoro: la sequenza di combattimento tra Giasone, i suoi compagni e sette scheletri animati in stop-motion in “Jason and the Argonauts” (“Gli Argonauti”, 1963, citata da Rodriguez in Spy Kids 2; un altro recente omaggio al genio di Harryhausen è in Monsters Inc. della Disney/Pixar, dove i mostri si ritrovano in un locale chiamato Harryhausen’s Bar).

Questa scena, della durata di tre minuti e che ha richiesto oltre cinque mesi di lavoro initerrotto del solo Harryhausen, è tuttora considerata l’apice dell’animazione dimensionale ed è di una complessità tale da far sembrare dilettantesche le pur splendide animazioni in computer grafica dei primi film digitali che hanno segnato la fine della stop motion: “Jurassic Park” e “Jumanji”.

Ciò che la distingue non è la qualità tecnica dei movimenti, o delle composizioni ottiche (ovviamente superiori nei film moderni) ma la dinamica esasperata, il ritmo frenetico e la sensazione di immersione nella realtà. I sette scheletri, animati individualmente, saltano, corrono, combattono, muovendosi daventi e dietro dei protagonisti umani con una coreografia di impressionante complessità.

È interessante compararla, ad esempio, con la scena delle scimmie nella cucina in Jumanji: anche senza tener conto dei trentadue anni che le separano, non si può non notare la scarsissima interazione tra attori e scimmie in computer grafica, quasi che la macchina da presa e gli attori siano intimiditi e restii a muoversi. Ne “Gli Argonauti” questo non avviene, ed anzi ogni inquadratura supera in complessità la precedente, mozzando letteralmente il fiato.

Per finire, è imperdibile il piccolo video che si trova qui: happy birthday Ray Harryhausen video. Creato da Phil Tippett (Jurassic Park) che compare all’inizio per cantare buon compleanno a Ray Harryhausen insieme a… scopritelo guardandolo!

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